Cinquant’anni di storia e un tetto che adesso produce energia
Smaltochimica festeggerà nel 2027 il suo cinquantesimo anniversario con un impianto fotovoltaico con accumulo: 550 kWp di pannelli e 200 kWh di batterie, realizzati da Crea Energia in circa due mesi di cantiere. Un’azienda storica del comprensorio ceramico che ha deciso di produrre in maniera autonoma l’energia che usa per la propria produzione.
La Gazzetta di Modena ha raccontato il progetto intervistando Federico Piccinini, amministratore delegato di Smaltochimica, e Luca Bardelli, presidente di Crea Energia. Qui riprendiamo numeri, scelte e motivazioni: un caso concreto per capire quando il fotovoltaico con accumulo conviene davvero alle aziende.
L’impianto in numeri
Oltre 1.000 pannelli su più di 3.000 m² di tetto, con un rientro dell’investimento stimato in circa quattro anni.
| Potenza fotovoltaica | 550 kWp |
| Accumulo | 200 kWh |
| Pannelli installati | oltre 1.000 |
| Superficie coperta | oltre 3.000 m² |
| Produzione stimata | 662 MWh all’anno |
| CO₂ evitata | 326 tonnellate all’anno |
| Tempi di realizzazione | circa due mesi |
| Rientro stimato | circa 4 anni |
Per dare una misura: 326 tonnellate di CO₂ equivalgono a 14.818 alberi piantati, o a 2,7 milioni di chilometri percorsi in auto.
Perché aggiungere l’accumulo al fotovoltaico aziendale
Le batterie servono a usare in azienda l’energia che il tetto produce quando nessuno la sta consumando. È la differenza tra regalare energia alla rete e usarla per lavorare.
A mezzogiorno un impianto produce al massimo. Se in quel momento i macchinari non assorbono tutto, l’eccedenza va in rete ed è valorizzata molto meno di quanto costa l’energia comprata. L’accumulo la conserva e la restituisce quando serve: nel tardo pomeriggio, a inizio turno, nei picchi di assorbimento.
In generale l’accumulo conviene di più quando:
- l’azienda consuma anche fuori dalle ore di sole, con turni o processi continui;
- i consumi hanno picchi marcati durante la giornata;
- l’impianto è dimensionato per coprire gran parte del fabbisogno, e non solo una quota.
Smaltochimica punta a coprire con il sole quasi il 100% del proprio consumo energetico. I 200 kWh di batterie accanto ai 550 kWp fanno parte di questo obiettivo.
Prima dei pannelli, il tetto
Oltre al fotovoltaico si è intervenuti rimettendo a nuovo il tetto. Prima di installare i pannelli è stato effettuato un restyling completo della copertura, più di 3.000 m², e messo in sicurezza il lastrico solare.
Tutto il lavoro rispetta le norme dei Vigili del Fuoco, che per Luca Bardelli «sono importantissime». Non è un dettaglio burocratico: un impianto su un capannone deve essere compatibile con la prevenzione incendi dell’edificio, e va progettato così fin dall’inizio. Ne parliamo nell’articolo su prevenzione incendi e fotovoltaico industriale.
Anche per Smaltochimica la sicurezza ha pesato nella scelta del partner: Piccinini cita la «grandissima attenzione per la sicurezza» tra i motivi che l’hanno convinto.
Il 30% dallo Stato, il resto con le banche del territorio
Circa il 30% dell’investimento è stato coperto da un’agevolazione statale, la Transizione 5.0, ottenuta grazie alla collaborazione di Crea Energia. Bardelli non nasconde le difficoltà: un percorso tortuoso, molti mesi di lavoro, ma l’obiettivo è stato raggiunto.
Anche gli istituti bancari del territorio hanno fatto la loro parte. Secondo Piccinini hanno sostenuto il progetto riconoscendone il doppio valore: ambientale e di risparmio sui costi energetici.
Se stai valutando un impianto, trovi le agevolazioni disponibili quest’anno nella guida agli incentivi fotovoltaico aziendale 2026.
«Abbiamo già un abbattimento dell’80% circa dei consumi energetici»
Per Smaltochimica l’investimento rafforza il proprio impegno di rispetto per l’ambiente. Piccinini lo spiega così: una produzione che andrà a coprire quasi il 100% del consumo energetico dell’azienda.
I primi risultati sono subito riscontrabili. L’impianto è operativo dal primo giorno di avvio: «abbiamo già un abbattimento dell’80% circa dei consumi energetici e ci aspettiamo un ritorno sull’investimento in circa quattro anni».
Sulla scelta di Crea Energia, Piccinini indica tre ragioni: la vicinanza al comprensorio, la professionalità e le persone. Parla di un team «molto dinamico, molto giovane», che ha seguito il progetto dall’ideazione fino all’installazione.
La targa
A fine lavori Crea Energia consegna ai propri clienti una targa che certifica che l’azienda produce energia da fonti rinnovabili e contribuisce in modo concreto alla riduzione della CO₂. La cerimonia di consegna è avvenuta in alla presenza di Chiara (Membro del CdA) e Federico (AD).
Il tuo capannone ha già un tetto. Quanto potrebbe rendere?
Ogni impianto parte dagli stessi dati: superficie disponibile, consumi e orari di lavoro. Con quelli si capisce se ha senso l’accumulo e in quanto tempo rientra l’investimento.
- Leggi la case history completa di Smaltochimica.
- Fai una prima stima con il calcolatore fotovoltaico per capannoni.
- Oppure contattaci: dal 2010 abbiamo realizzato oltre 300 impianti per le aziende dell’Emilia-Romagna.

