Nuovo decreto amianto 2026: cosa cambia

da | Lug 27, 2026 | Normative

Amianto, dal 24 gennaio 2026 il limite di esposizione è dieci volte più basso: cosa cambia per chi ha un capannone

Per anni, chi aveva una copertura in eternit sul proprio capannone si è sentito ripetere la stessa frase: “finché è integro, si può lasciare”. Il nuovo decreto amianto 2026 cambia le regole del gioco: non è più esattamente così — o meglio, non è più così semplice.

Il tema riguarda molte più aziende di quanto si pensi: migliaia di coperture industriali in Emilia-Romagna sono ancora realizzate in cemento-amianto, e un capannone costruito tra gli anni ’70 e ’90 ha elevate probabilità di averne una.

Il 24 gennaio 2026 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 31 dicembre 2025, n. 213, che recepisce la direttiva europea sull’amianto e riscrive una parte importante del Testo Unico sulla Sicurezza. La novità più pesante è un numero: il limite di esposizione professionale alle fibre di amianto è stato abbassato di dieci volte, passando da 0,1 a 0,01 fibre per centimetro cubo d’aria.

Sembra un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. In pratica cambia il modo in cui si lavora su ogni copertura in cemento-amianto d’Italia.

I dati certi, in breve

Norma Decreto Legislativo 31 dicembre 2025, n. 213
Pubblicazione Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 6 del 9 gennaio 2026 (codice redazionale 26G00008)
Entrata in vigore 24 gennaio 2026
Cosa recepisce Direttiva (UE) 2023/2668, che modifica la Direttiva 2009/148/CE
Cosa modifica Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008 (articoli da 244 a 262)
Nuovo limite di esposizione (VLEP) 0,01 fibre/cm³ (prima: 0,1 fibre/cm³)

Cosa prevede il nuovo decreto amianto 2026

1. Un limite di esposizione dieci volte più basso. Il valore limite di esposizione professionale scende a 0,01 fibre/cm³. Per rispettarlo servono metodi di misurazione più sensibili e procedure di cantiere più rigorose: le pratiche che “bastavano” fino a ieri, in molti casi, oggi non bastano più.

2. Il campo di applicazione si allarga a tutto. L’articolo 246 del Testo Unico ora copre esplicitamente tutte le attività lavorative in cui può esserci esposizione: manutenzione, ristrutturazione e demolizione, rimozione dell’amianto e dei materiali che lo contengono, smaltimento e trattamento dei rifiuti, bonifica delle aree interessate. Non solo, quindi, i cantieri di bonifica veri e propri: anche un intervento di manutenzione ordinaria su un tetto in eternit rientra nel perimetro.

3. Obbligo di verifica preventiva. Prima di qualsiasi lavorazione che possa disturbare materiali sospetti, il datore di lavoro deve verificare se sia presente amianto. Non è più accettabile “scoprirlo” a lavori iniziati.

4. Stop immediato dei lavori. Se il limite viene superato, o se durante l’intervento emergono materiali contenenti amianto non identificati prima, i lavori si fermano subito. Riprendono solo dopo aver individuato cause, rimedi e misure adeguate.

5. Confinamenti veri, non simbolici. Per i lavori in confinamento, l’area deve essere a tenuta d’aria e ventilata con estrazione meccanica. È il punto che rende molto più difficile giustificare i confinamenti approssimativi che si vedono ancora in giro.

6. Registro e patologie. Tutti i silicati fibrosi sono ora formalmente classificati come sostanze cancerogene di categoria 1A. E l’obbligo di segnalazione, prima limitato ai mesoteliomi, si estende a tutte le patologie da amianto elencate nel nuovo allegato XLIII-ter.

C’è anche un orizzonte più lontano da tenere presente: la direttiva europea prevede, dal 21 dicembre 2029, un ulteriore inasprimento, con l’opzione di un limite a 0,002 fibre/cm³ misurato con metodo elettronico. Se stai programmando oggi un intervento su una copertura in amianto, tienilo presente: la direzione è una sola, e non torna indietro.

Cosa significa il decreto amianto 2026 per la tua azienda

Il nuovo decreto amianto 2026 non riguarda solo le imprese di bonifica: se hai un capannone con copertura in cemento-amianto, questi sono i punti pratici che ti toccano da vicino.

  • Il DVR va aggiornato. Il documento di valutazione dei rischi deve tenere conto del nuovo limite e delle nuove procedure di monitoraggio.
  • Ogni intervento sul tetto va pianificato prima. Anche una semplice riparazione di un’infiltrazione, se il tetto è in eternit, oggi richiede una verifica preventiva.
  • Rimandare costa di più, non di meno. Le lastre in cemento-amianto si degradano nel tempo. Un materiale integro si rimuove in condizioni controllate; un materiale che ha iniziato a sfaldarsi comporta procedure più complesse, più costose e più lente. Con i limiti di oggi, la differenza tra i due scenari si è ampliata.
  • La scelta dell’impresa conta. Le nuove procedure — misurazioni, confinamenti a tenuta, gestione documentale, tracciabilità dei rifiuti — non sono un dettaglio burocratico: sono la parte del lavoro in cui si vede la differenza tra un’impresa attrezzata e una che improvvisa. La responsabilità, in caso di problemi, resta anche in capo al committente.

Quello che vediamo nei cantieri

Nella pratica, quello che vediamo più spesso è questo. Molte aziende rimandano la bonifica perché la copertura “sembra ancora buona”. In realtà il problema non è solo lo stato delle lastre, ma il fatto che qualsiasi intervento successivo sul tetto diventa più complesso e costoso. Programmare la sostituzione prima che la copertura si degradi permette di lavorare in condizioni migliori, ridurre i tempi di fermo e preparare il tetto per un nuovo impianto fotovoltaico.

Un esempio concreto: abbiamo seguito la bonifica di una copertura industriale di circa 5.000 m² per Polcart, azienda di Fiorano Modenese specializzata in espositori su misura per il settore ceramico — quindi un capannone nel cuore del distretto, con la storia edilizia tipica della zona. Il cliente aveva inizialmente previsto solo la rimozione dell’eternit. Valutando insieme il progetto, abbiamo deciso di rifare completamente la copertura e installare un impianto fotovoltaico, evitando di aprire un secondo cantiere pochi mesi dopo. Polcart ha raccontato l’intervento sul proprio sito.

Vale la pena aggiungere un dettaglio che spesso viene ignorato: l’intervento ha beneficiato di un contributo regionale nell’ambito del Piano di Azione Ambientale della Regione Emilia-Romagna. Quando bonifica e fotovoltaico viaggiano insieme, si aprono canali di finanziamento che il singolo intervento non intercetta.

Il lato positivo: rimuovere l’amianto è anche un’occasione

C’è un modo di leggere tutto questo che non è solo “un altro obbligo”.

Una copertura in eternit da rimuovere è una copertura da rifare. E una copertura nuova è la superficie ideale per un impianto fotovoltaico che, invece di costare, produce. È il motivo per cui molte aziende del modenese affrontano i due interventi insieme: si apre il cantiere una volta sola, e quello che era un costo di adeguamento diventa parte di un investimento che si ripaga.

Sul fronte contributi, il Bando ISI dell’INAIL finanzia da anni, a fondo perduto, i progetti di miglioramento della sicurezza sul lavoro — inclusa la rimozione dell’amianto. L’edizione più recente mette a disposizione 600 milioni di euro, con un contributo che arriva fino al 65% delle spese ammissibili e importi da 5.000 a 130.000 euro per progetto. Le scadenze cambiano ogni anno e la procedura è competitiva (click day), quindi conviene monitorare la pagina ufficiale INAIL e muoversi con anticipo: una domanda ben preparata richiede perizie e preventivi già pronti.

In sintesi: cosa fare con il decreto amianto 2026

Il nuovo decreto amianto 2026 (D.Lgs. 213/2025) non impone di rimuovere l’amianto entro una data. Impone però condizioni di lavoro molto più stringenti per chiunque ci metta le mani sopra, e allarga il perimetro delle attività coinvolte. Il risultato pratico è che convivere con una copertura in eternit sta diventando più complicato e più costoso di quanto non fosse fino a ieri.

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Fonti ufficiali

rimozione amianto capannone industriale — nuovo decreto amianto 2026

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