La manutenzione del fotovoltaico è obbligatoria? Dipende da tre cose
“Ma devo farla per forza o è una vostra proposta commerciale?”
Formulata più o meno così, è una delle domande che ci arrivano più spesso. Ed è una domanda legittima.
La risposta è: non esiste un obbligo generico di manutenzione per tutti gli impianti fotovoltaici, esistono adempimenti specifici, che nascono da normative diverse e riguardano impianti diversi. Principalmente sono tre. Messi insieme coprono buona parte degli impianti industriali che vediamo.
Vediamoli uno alla volta, così capisci quali ti riguardano.
Primo: la verifica del sistema di protezione di interfaccia
È il primo adempimento da controllare, soprattutto sugli impianti che hanno già qualche anno.
Il sistema di protezione di interfaccia è il dispositivo che stacca l’impianto dalla rete quando qualcosa non va. Va verificato periodicamente, e non è una formalità: se la verifica non viene effettuata, dopo il sollecito previsto possono scattare la sospensione degli incentivi e delle convenzioni, fino alla sospensione del servizio di connessione.
L’obbligo non riguarda tutti. Nasce dalla Delibera ARERA 786/2016 e interessa tutti gli impianti di produzione dotati di un sistema di protezione di interfaccia esterno all’inverter: generalmente si tratta di tutti gli impianti con potenza superiore a 11,08 kW, con qualche rara eccezione per gli impianti molto datati. Nei casi previsti la verifica è quinquennale.
Se invece la protezione di interfaccia è integrata nell’inverter, il controllo non passa dalla cassetta prova relè ma dalle funzioni di autotest previste dalle norme.
La prova si esegue con una cassetta prova relè: si simulano le condizioni anomale e si controlla che la protezione intervenga nei tempi giusti. Al termine si produce un report firmato, che va trasmesso secondo le modalità previste dal gestore di rete.
Hai un impianto di qualche anno e non ricordi di aver mai visto una scheda del genere? È il primo controllo da recuperare. Come funziona nel dettaglio, chi deve farla e cosa succede se salta, lo trovi nell’articolo sulla verifica quinquennale del sistema di protezione di interfaccia.
Secondo: il registro dei controlli, se il capannone è un’attività soggetta a CPI
Il secondo punto riguarda invece la prevenzione incendi.
Dal 1° settembre 2025 le linee guida dei Vigili del Fuoco stabiliscono che le attività di manutenzione condotte sull’impianto fotovoltaico vanno riportate nel registro dei controlli e delle manutenzioni degli impianti e delle attrezzature antincendio. Lo stesso registro degli estintori e delle porte tagliafuoco.
Riguarda gli impianti installati dentro attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, o al loro servizio. In pratica, una fetta molto larga dei capannoni del nostro territorio.
Tra le cose che il registro deve documentare:
- lo stato dell’impianto quando si comincia a monitorarlo;
- moduli con microfratture, danni visibili o dilatazioni anomale dovute a supporti sbagliati;
- presenza di condensa dentro i moduli;
- ombreggiamenti significativi, con il programma per tenerli sotto controllo;
- interventi di revamping con sostituzione di moduli o inverter;
- l’eventuale piano di pulizia periodica;
- l’eventuale presenza di sistemi di monitoraggio in continuo;
- gli interventi fatti e quelli in programma;
- gli accessi alla copertura per la manutenzione e le linee vita.
Per un impianto che rientra nel campo di applicazione, questo significa che il piano di pulizia dei moduli e il controllo degli ombreggiamenti smettono di essere buone abitudini di gestione. Diventano voci da documentare in un registro antincendio.
C’è poi un’altra scadenza da considerare: le verifiche vanno eseguite e documentate ogni due anni (e per ogni trasformazione, ampliamento o modifica dell’impianto) e va anche predisposto il manuale di uso e manutenzione dell’impianto.
Ogni due anni. Non una volta e via, e non solo quando qualcosa smette di funzionare.
Il quadro completo (cosa cambia in progettazione, quando serve la SCIA e quando l’istanza di valutazione del Progetto) lo trovi nell’articolo su fotovoltaico e prevenzione incendi.
Terzo: la termografia
Le stesse linee guida prevedono che periodicamente venga effettuata un’ispezione termografica secondo la specifica tecnica internazionale di riferimento, e che la periodicità dei controlli sull’impianto fotovoltaico sia la stessa prevista per l’impianto elettrico che alimenta.
Lo diciamo perché la termografia viene spesso presentata come un servizio in più. Nelle linee guida sta tra le attività di controllo e manutenzione, insieme alle altre.
La ragione pratica è semplice. Un hot spot, un punto dove una cella scalda più del dovuto, a occhio nudo non si vede. Il modulo sembra identico agli altri. Si vede solo con una termocamera, e quando diventa visibile in altro modo il danno di solito è già fatto.
Noi questi controlli li facciamo con pistola termografica e drone. Su una copertura da qualche migliaio di metri quadri è l’unico modo per non impiegarci una giornata. Su come funziona l’ispezione, in che condizioni meteo si può fare e cosa esce dal rapporto, abbiamo scritto un articolo dedicato a termografia e hot spot.
Come si scopre di essere indietro
Di solito non con un controllo. Con una lettera.
Arriva un sollecito del gestore di rete per la verifica del sistema di interfaccia. In azienda nessuno sa di cosa si parli, perché l’impianto l’aveva seguito il responsabile di stabilimento precedente e la documentazione sta in un faldone del collaudo che nessuno apre dal 2019. Si cerca. Si trova il verbale di una verifica del 2020, mai trasmessa al distributore.
Da lì la catena si allunga da sola. Se la verifica del 2020 non è mai arrivata al gestore, per il gestore non è stata fatta. E se non è stata fatta quella, la scadenza successiva è già passata pure lei. Nel frattempo l’attività è soggetta ai controlli antincendio, quindi manca anche il registro, che nessuno sapeva servisse.
Tre adempimenti scoperti tutti insieme, con una scadenza addosso. Il costo tecnico di rimetterli a posto è modesto. Il costo di farlo di corsa, mentre il gestore ti ha già scritto, è un altro discorso.
Conviene fare questa ricognizione prima che arrivi una richiesta dal gestore o un controllo.
Cosa rischi davvero se non fai niente
I rischi non sono uno solo, e non sono dello stesso tipo.
Sul fronte della rete, la mancata verifica del sistema di interfaccia può costare la sospensione degli incentivi. Danno economico diretto e misurabile.
Sul fronte antincendio, il problema non è una multa in agguato. È che se la tua attività è soggetta ai controlli e il registro non è aggiornato, ti manca un pezzo di documentazione che prima o poi ti verrà chiesto. Al rinnovo, in caso di modifica dell’attività, oppure nel momento peggiore: dopo un evento.
Sul fronte tecnico, il problema può essere semplicemente una perdita di produzione che nessuno rileva. Un impianto che produce meno di quanto potrebbe, senza che nessuno se ne accorga. Un ombreggiamento nuovo, una stringa che si è disconnessa, moduli sporchi da tre anni. Nessuna di queste cose accende un allarme. Si vedono guardando i dati o salendo sul tetto.
E poi c’è quello che conviene fare comunque
Oltre agli adempimenti, tre cose su un impianto industriale hanno senso a prescindere da chi te le chiede.
Il lavaggio dei moduli. Una frequenza valida per tutti non esiste: una volta all’anno è un buon riferimento operativo, poi va adattata alla posizione dell’impianto, alle polveri, alle lavorazioni vicine, alle condizioni ambientali. Vicino a una strada trafficata o a un reparto polveroso può servire più spesso. E si fa con un’azione meccanica, acqua demineralizzata e prodotti specifici, non basta l’idropulitrice: gli aloni si mangiano il beneficio della pulizia appena fatta.
Il controllo quotidiano della produzione da remoto, che è il modo più economico di accorgersi di un problema. Il nostro ufficio tecnico riceve i dati ogni giorno e vede subito se un impianto non si è acceso o se una sezione rende meno del previsto.
La manutenzione ordinaria vera e propria: serraggio delle bullonerie, controllo del vetro dei moduli, cavi e scatole di giunzione, prove degli interruttori di protezione, verifica della produzione rispetto all’irraggiamento del momento.
Come lavoriamo noi
Seguiamo la manutenzione degli impianti che abbiamo costruito, e anche di impianti realizzati da altri. Capita spesso con aziende che hanno perso il contatto con l’installatore originale, o che hanno rilevato un capannone con l’impianto già sopra.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: una verifica tecnica e documentale, per capire com’è messo l’impianto e cosa esiste come documentazione. Da lì si imposta il registro, si recuperano le verifiche arretrate e si pianifica il resto.
Non sai a che punto sei? Scrivici o chiamaci. Un primo confronto serve a capire quali controlli ti riguardano davvero e quali no. Capita anche di scoprire di essere già in regola.
L’obiettivo è garantire un impianto conforme, sicuro e pienamente operativo, proteggendo il ritorno dell’investimento.
Domande frequenti
La manutenzione del fotovoltaico è obbligatoria per legge?
Non esiste un obbligo generico. Esistono adempimenti specifici: la verifica del sistema di protezione di interfaccia per gli impianti che rientrano nei casi previsti dalla Delibera ARERA 786/2016 e, per gli impianti installati in attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, le verifiche e la documentazione previste dalla disciplina antincendio.
Ogni quanto va verificato il sistema di protezione di interfaccia?
Nei casi previsti dalla delibera ARERA, ogni cinque anni. La verifica si esegue con la cassetta prova relè e la documentazione va trasmessa secondo le modalità previste dal gestore di rete. In caso di mancata verifica, dopo il sollecito previsto, possono scattare la sospensione degli incentivi e delle convenzioni e la sospensione del servizio di connessione.
Ogni quanto vanno fatte le verifiche antincendio?
A ogni trasformazione, ampliamento o modifica dell’impianto, e comunque ogni due anni. Le verifiche vanno documentate e va predisposto il manuale di uso e manutenzione.
Ogni quanto vanno lavati i moduli?
Non esiste una frequenza valida per tutti gli impianti. Una volta all’anno, a fine inverno prima del picco stagionale, è un buon riferimento di partenza; la periodicità va poi adattata alle polveri, alle lavorazioni vicine e alle condizioni ambientali del sito.
La termografia serve davvero o è un extra?
Le linee guida dei Vigili del Fuoco prevedono che l’ispezione termografica venga effettuata periodicamente, tra le attività di controllo e manutenzione. È anche l’unico modo pratico per individuare un hot spot prima che diventi un danno.
Il mio capannone non è un’attività soggetta ai controlli antincendio. Cosa cambia?
Il registro dei controlli antincendio non ti riguarda. Restano però gli altri adempimenti applicabili al tuo impianto, a partire dalla verifica del sistema di interfaccia, e tutto ciò che serve a mantenerne sicurezza, affidabilità e resa.
Ho un impianto installato da un’altra azienda: potete seguirlo voi?
Sì. Si parte da una verifica tecnica e documentale dello stato dell’impianto, poi si imposta il piano di manutenzione e il registro.

